Viù Lys

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Una ottantina di km in terra di Piemonte, trionfali e anche un po’ reali, per guidare di fioretto tra belle curve e sostare quando vi va in una natura bella e integra quanto basta da far frenare anche il mototurista più mangiakm che ci sia.

Due le parole d’ordine: SP32 della Valle di Viù e SP197 di Col del Lys.
Ai piemontesi non raccontiamo niente di nuovo, ma per buona parte dei mototuristi del resto della penisola sono una bella sorpresa.
Sono due perle degli asfalti italici, dove le attrattive del territorio si sommano a un disegno divertente della strada.
Il borgo epicentro della zona è il bel Viù, paesotto molto piacevole e dalle architetture antiche che si fa forte della natura montana che lo circonda, ma che si rilancia in una estrosissimo appuntamento come prova nazionale del campionato europeo di Bob Kart, i go-kart senza motore che si sfidano in discesa per gravità. In tempi non sospetti, nel 1959, quando indire competizioni per mezzi senza motore, non era né á la page né politicamente corretto, a Viù 5 amici che guardavano molto (ma molto) avanti decisero di sfruttare le pendenze locali per dar vita a una gara tra carrozzini che correvano solo grazie alla forza di gravità: fu quindi logico intitolarla a Newton. Da allora il Gran Premio Newton è cresciuto, i carrozzini sono diventati dei kart evolutissimi e ben rifiniti e intorno è sorto un campionato vero e proprio: ogni info a www.bobkart-viu.com.
Il nostro percorso prende vita da Lanzo Torinese, dove alle consuete gradevoli atmosfere di borgo storico si aggiungono anche alcuni altri motivi d’interesse come i vicini musei del vino, il museo della Resistenza (Lanzo è medaglia d’argento al valor militare per la sua opera durante la Resistenza) e il Museo Silmax, cioé delle macchine utensili della omonima azienda. Ma non c’è da stupirsi perché anche nella stessa Viù, dove l’estro come abbiamo visto non manca, c’è anche il Museo del silenzio e degli affetti. Non è un colpo d’arteria di un amministratore locale, bensì un affascinante percorso di esplorazione naturalistica, storica e artistica, realizzato all’interno del parco ottocentesco di Villa Franchetti, tra opere d’arte ottocentesca e contemporanea.
Ma non distraiamoci troppo, eravamo a Lanzo, da qui il primo colpo di gas si dà in direzione Viù per trovarsi ben presto, su un arioso super tornante un cartellone che annuncia l’attacco della SP32 della Valle di Viù.
Adesso mettete in atto quel prodigio da motociclista navigato, capace al tempo stesso di gratificare il disegno della strada con una guida elegante ma scorrevole, ma anche di non perdere una immagine del bell’ambiente che ci circonda. L’asfalto infatti per un po’ segue il torrente Stura di Viù, ben attaccato alla parete della montagna di cui segue il tormentato disegno: il risultato è divertimento e piacere allo stesso tempo. Interviene Viù a stoppare il gioco: dopo la sosta al borgo, seguendo la SP32 si può anche decidere di emulare gli arditi piloti del Gran Premio Newton: alla prima discesa basta spengere il motore e andare di inerzia dato che la discesa che ci viene incontro per un paio di km è proprio il terreno delle sfide del GP più verde che ci sia. In ogni caso accendiamo il motore e diamo fondo ai freni per voltare a sx in località Fucine, perché qui attacca il pimpante gioco della salita al Col del Lys. col-de-lysLa strada è un po’ stretta stretta, un po’ ampia, ma il susseguirsi di curve &tornanti sono di quelle che piacciono a noi, e taglia un’ampia faggeta, capace in ogni stagione di colori entusiasmanti.
Un po’ più in quota, il bosco lascia posto alle praterie, con ampie visuali, tra cui trionfa quella su al valico. Basta voltarsi e ci si accorge che dietro di noi hanno fatto capolino, laggiù distanti ma ben visibili, tutte le cime dell’arco delle Alpi, c’è chi dice di riconoscere Cervino e monte Rosa, forse giocando di bluff, ma per andare a vedere l’azzardo occorre conoscere bene bene il profilo alpino.
Nella buona stagione i prati intorno al passo brulicano di gitanti indaffarati in pic-nic, ma non c’interessa più di tanto e invece ci si getta nella divertente discesa, giù fino ad Almese dove la SP197 ringrazia si spenge sulla ben più anonima SS24.
Vacanza finita? Nemmeno per sogno. A pochi chilometri è il trionfo sabaudo della reggia della Venaria Reale e sarebbe un peccato non farvi sosta. Se ci si approda da Nord, cioé da Fiano, la rotta è un po’ più lunga, ma assai più gradevole per la guida e anche meno trafficata. Da poco restaurata e tornata visitabile, la Venaria è una sosta dovuta sia per la visita al monumentale complesso, che per le mostre a tema o il cartellone di grandi concerti o spettacoli d’arte. Certo in alta stagione serve tolleranza verso il genere umano vario e variopinto che la prende d’assalto, ma se tutto questo vi va un po’ stretto (capibilissimo…) allora a fianco c’è l’antica tenuta di caccia dei sovrani, oggi Parco Regionale la Mandria dove il taglio col caos è totale. Si accede (ovviamente) solo a piedi, in bici o a cavallo, ma ogni fatica energetica è ripagata ampiamente.
E poi? Poi? Del poi ne parliamo un’altra volta, non possiamo mica svelare tutto ora.
Buon viaggio.

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