Via Tiburtina SS/SR 5

Tiburtina

Estratto da MotoTurismo – 2010

300km di una Consolare DOCG, la Tiburtina SS/SR5, per volare in un mondo di 100 spunti di sosta e qualche tratto di bella guida da Tirreno ad Adriatico in un cost to cost nostrale alla faccia di chi pensa male delle antiche vie romane.

“le consolari so’ tutte n’a pippa…”.
Giuro che l’ho sentito, e anche forte e chiaro, l’ho sentito dire da un motard a uno dei bar al Motosalone a Milano durante un acceso di dibattito su quali fossero le strade più belle in moto.
Vabbè l’enfasi della discussione, vabbé quel virulento virus emanato dai banconi dei bar che fa dire a chi si trova nei suoi pressi assai più sciocchezze del solito, vabbé la dignità di ogni opinione quale che sia… ma l’amico l’aveva sparata grossa.
Forse il motard con le idee confuse, aveva in mente solo le porzioni più cittadine delle vie consolari, ma “n’a pippa…” è proprio n’a stupidaggine.
Basta pensare alla via Cassia, tra il Lago Bolsenza e Siena che è poesia di paesaggi, oppure alla via Flaminia, anche il Duce che, quando l’auto di servizio lo portava da Predappio a Roma, giunto alle Gole del Furlo amava prenderne il volante, oppure alla via Appia che in Basilicata taglia campi di grani all’ombra delle Dolomiti Lucane… e scusa se è poco!!!
E di spunti per turismo di alto livello non ne mancano mai.
Vogliamo invece parlare di curve?? Certo quando si parla di consolari si tratta di signore strade, statali… per così dire, poco inclini al tornante secco con contro-curva in appoggio da uscita di gas in progressione, ma anche sui tre eleganti asfalti citati poco sopra non mancano le occasioni per dondolare la motocicletta come si deve.
Certo soprattutto in uscita dalla Caput Mundi non manca il traffico e la piega latita per diversi km, ma spesso non troppi.
Percorriamone una insieme, prendiamo la Tiburtina, si presta perché è bel mix rappresentativo, una buona antologia della moderna via dell’antica Roma.
La Tiburtina prese forma per collegare Roma a Tivoli, all’inizio per venire incontro ai pellegrini che frequentavano i santuari di zona, poi per i nobili che andavano per ozio nelle ville di campagna.ill-177 Poi fu rinominata Tiburtina Valeria nel suo proseguire verso Pescara, che ne è ancora oggi il capolinea in un gustoso cost to cost in salsa italiana.
Si attacca in piena Roma, da Porta Tiburtina, poi inglobata nelle Mura Aureliane: ora conviene fare incetta di atmosfere romane perché ben presto la consolare s’insinua tra palazzoni e periferie: niente di emozioni per un po’ insomma. Però dura poco, qualche km e poi una bella impennata in salita inaugura una nuova stagione di pieno piacere:
la rampa tra olivi allunga verso Tivoli, le palazzine intorno non sono proprio da vanto edilizio, ma il super panorama ripaga e anche più. Per mettere a posto i conti con l’architettura arrivano un bel po’ di ville a 5 stelle: villa Adriana, villa d’Este e villa Gregoriana, più un bel po’ di ruderi romani a go go.- Il tutto basta per far sostare senza pentimento anche il più insensibile dei motociclisti. E poi avanti con fede che ora viene il momento della bella guida: il traffico si dirada e per qualche km l’asfalto inventa un disegno davvero da gran gusto. Un sorprendente tornate sulla sx taglia in due l’abitato di Arsoli, dove il lastricato invita a deviare verso il centro antico, piccolo piccolo ma perfetto per sosta caffè.
Poco prima dell’abitato si medita comunque il tradimento a danno della Tiburtina per l’alta attrattiva da parte della breve deviazione sulla rotta Agosta-Subiaco e rientro per l’ardita e guidata SP39/40 per Cervara di Roma (altra sosta dovuta). Anzi chi guida un endurone non rientri neppure e tenga duro per le vie sterrrate che tagliano i Monti Simbruini da Vallepietra: impagabile e avventuroso!
Sempre sulla Tiburtina invece arriva Carsoli, poco più avanti, che entusiasma meno davvero, ma apre un altro tratto di tranquillo scorrere di gas e marce lunghe. Occorre gustarselo perché poi si apre la poco divertente Piana del Fucino dopo Avezzano. Volete dare una sbirciata a un paesaggio curioso? Poco a Sud della consolare, tra Trasacco e S. Benedetto dei Marsi si trova il Centro Telespazio, impressionante selva di ciclopiche antenne paraboliche dove è in studio, tra l’altro, Galileo, il futuro sistema Gps europeo che presto utilizzeremo anche sui nostri moduli apparecchi sul manubrio: il centro non è visitabile ma la strada scorre vicino e la vista è quantomeno impressionante.
Rientrati sulla rotta originaria da Collarmele si apre un tratto che merita davvero: un saliscendi in quota fino agli oltre 1100m di Forca Caruso che in ariosi altopiani taglia fino alla Val Venanzio: la manutenzione della strada lascia a desiderare non pocoPorta_Tiburtina-400, ma i paesaggi sono di quelli super che l’Appennino sa regalare in modo inatteso. A Popoli il mototurista ha un’altra deviazione a portata di mano in tema di gastronomia: una quindicina di km tutti da guidare per planare nell’altopiano di Navelli, borgo non male e patria dello Zafferano. Acquistatene un po’ e poi ci direte se ha lo stesso aroma di quello del supermercato…
L’Adriatico ora è a una manciata di gas, qui tornano in mente le parole del motociclista al bar dell’Eicma, perché la rotta si fa un po’ “n’a pippa” davvero. Insomma non diverte più come prima e manca la marcia in più.
Allora ormai quasi a Chieti, dato che non ce l’ha ordinato il dottore di rimanere sulla Tiburtina, si cavalca la SS81 per Penne e Loreto Aprutino, due centri dove il medioevo ha lasciato tracce entusiasmanti nelle mura delle case, nei portali, in ogni dettaglio e che non possono mancare nel carnet del mototurista curioso.
Il mare Adriatico ora è davvero vicino e non c’è molto per andare a mettere le ruote a mollo.
Buon viaggio e grazie al motard del Motosalone che, non volendo, ci ha dato un bello spunto!

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