Il Mortirolo

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Mentre chi è “stradale” si compiace del groviglio di bitume, il “tassellato” grida al sacrilegio: prima del catrame steso dal Giro d’Italia (1990), il Mortirolo era uno sconosciuto e sterrato stradello di montagna. Detto anche Passo della Foppa scavalca i 1852m slm per presentare la Valtellina, e i suoi vini, buoni anche se poco noti, alla val Camonica, cioè a ottimi formaggi (e in coppia fanno un bel tandem del gusto).

Della vita passata resta il fascino di una scalata in solitaria, che oggi ha perso la polvere per ospitare i molti ciclisti, ispirati dalle gesta del Pirata Pantani: c’è (poco) spazio per tutti, portiamo pazienza! Il versante “scelto” è quello settentrionale, da Mazzo di Valtellina, ai piedi delle Alpi Orobie. Con la pieve di S. Stefano con i notevoli affreschi, e il battistero di S. Giovanni Battista, la sua piazza è un invito allo stop in ottimo borgo antico. La sfida a pilota e angolo di sterzo è annunciata da una salita spietata, che conta a ritroso (da 35) per 12,5km di svolte da capogiro e 1300m di dislivello (pendenza variabile 10-18%): una valida prova di stile. Al 32° tornante ecco contrada Castello (deviazione per il castello di Pedenale), poi c’è spazio per qualche marcia fino al 30°. Si replica con viste ariose tra 27° e 26°, dove arriva il bosco. E’ come un riff musicale, che si ripete piacevole e guidato. Al 14° un’apertura sul paesaggio anticipa il vortice 13-12-11: i più belli! L’11° è tutto per Marco Pantani, con la scultura-omaggio di land art (2006). Indiscusso eroe sportivo del Mortirolo, nel 1994 ha entusiasmatoMotociclista_perplesso il mondo del ciclismo con la sua fuga da Indurain, Berzin e Chiappucci. Celebriamo anche noi la sua impresa, affrontando i 10 tornanti, ora più dilatati, che ci separano dal valico. Aperta parentesi: all’8° tornante si sale anche da Grosio, famoso per il Parco delle Incisioni Rupestri della Rupe Magna (1978). Raggiunta la frazione di Lago, svoltiamo a dx (sconnessa ma pur sempre scorrevole): la guida è a corrente alternata, tra profondi allunghi e tornanti a gomito, che più volte occhieggiano in valle dal fianco del monte Vardega. Bosco e paesaggio giocano a rimpiattino, mentre arrivano i tornanti: spigliati e senza numero. Contiamo fino a 5, poi un colpetto di gas a favore del dosso naturale ci sta tutto (alza il ritmo e l’anteriore!), prima di raggiungere il km9, dove la chiesetta dedita alla Madonna di Pompei offre una bella finestra sulla valle Adduana. Si sfila tra casali, baite e fienili, con attenzione per i mezzi agricoli, prima di chiudere parentesi e riprendere l’ascesa del Mortirolo. Serpeggiando per 1,6km ecco l’ennesima scaletta, che dal 4° al valico spalanca la vista su alpeggi e montagne. Arrivo essenziale: niente bar per festeggiare. Divagazione su strada bianca è il rifugio Antonioli, con il laghetto del Mortirolo: location gettonata dai trekker. A salita talentuosa risponde discesa decorosa, che sgomitola 10 tornanti da sciogliere a marce basse, per poi distendersi dondolando sinuosa su 4km. Due colpi di coda vivacizzano le traiettorie degli ultimi km, che raggiungono così la località di Monno: finalmente possiamo brindare al valico, e lo facciamo al bar Gatto Nero… e pensare che era sterrata!

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